Mentre aprivo lentamente la lettera, la mia attenzione fu catturata da un piccolo pacchetto accanto al letto, avvolto in carta dorata. La mia mano tremava leggermente mentre sollevavo il pacchetto, e all’interno trovai un oggetto che conoscevo bene: il portachiavi della mia vecchia casa al mare. Come era finito lì, in mezzo alla mia stanza, era un mistero che non riuscivo a spiegare. La combinazione di stanchezza e inquietudine mi fece tremare le gambe.
Decisi di ispezionare la stanza più attentamente. Ogni angolo sembrava raccontare una storia diversa: libri sparsi sui pavimenti, un vaso leggermente rotto in un angolo e fotografie appoggiate male sul comodino. Una sensazione di presenze invisibili aleggiava nell’aria. Cercai di calmarmi, ricordando che ero solo stanco e forse la mia immaginazione stava giocando brutti scherzi.
Mi sdraiai sul letto, cercando di concentrarmi sul respiro e di ignorare ogni piccolo rumore. Ma proprio mentre chiudevo gli occhi, una lieve vibrazione attirò la mia attenzione: proveniva dal telefono sul comodino. Un messaggio sconosciuto lampeggiava sullo schermo. Con mano esitante, lo aprii e lessi le parole che mi fecero gelare il sangue: “Non sei solo. Ti stiamo osservando.”
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